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martedì 31 marzo 2015
Un sogno eteroclito
Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese. La parola di marzo 2015 è eteroclito (al link maggiori informazioni).
Ho avuto un'idea, ma poi mi è sembrata stupida e l'ho rimossa. Ne ho avuto una seconda che ho trovato geniale, ma ero in treno e dopo una giornata pesante me la sono dimenticata. La terza soluzione ricadeva sul grammaticale, ma dopo tre giorni di ricerca inconcludente l'ho scartata. Quindi mi ritrovo qui, oggi, a parlarvi di me, anziché offrirvi un post di una qualche utilità. E a chiedervi un enorme aiuto...
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venerdì 31 maggio 2013
Il Pescatore - Fabrizio de André
All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino, spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
E fu il calore d'un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto d'un aprile
giocato all'ombra di un cortile.
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino, spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
E fu il calore d'un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto d'un aprile
giocato all'ombra di un cortile.
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
Altra canzone bellissima, del grande
Fabrizio de André. E come molte delle sue canzoni, ha un ritmo vivace e
coinvolgente, ma… cela significati profondi e tutt'altro che positivi. Siccome la canta due
strofe alla volta, anch’io l’analizzerò così.
Quindi le prime due strofe: chi,
dove e quando. Un pescatore, un assassino, al tramonto, su una spiaggia. Direi
che già qui è interessante come ci sia subito specificato che il nuovo arrivato
sia un assassino: ritengo crei una certa tensione nell’ascoltatore. Che accadrà mai, ora?
Terza e quarta strofa: l'interazione tra i due personaggi. L'assassino si rivolge al vecchio, senza celargli la sua identità. E, sorpresa, quest'ultimo gli dà pane e vino, senza indugiare, senza paura. Vi è qui un chiaro riferimento al cristianesimo: "versò il vino, spezzò il pane", come Gesù all'ultima cena. Però mi fermo, questo filo meglio riprenderlo a riflessione terminata...
Cinque e sei: l'assassino mangia e se ne va. Ho sempre pensato "bene, tutto a posto!". Lui se ne va e si lascia tutto alle spalle. Io credevo che De André, con quelle parole, si riferisse all'omicidio da poco compiuto, che l'aveva reso un assassino, ma un'analisi più attenta ci fa notare che il suo rimpianto è per l'infanzia perduta. Infatti qui si viene a creare il culmine del contrasto tra i due uomini: un vecchio, calmo e pacifico, che riposava; un assassino, paragonato ad un bambino impaurito, nel pieno di una fuga.
Infine, le ultime due strofe: i gendarmi, alla ricerca dell'assassino, si avvicinano al vecchio e gli chiedono se ha visto l'assassino. E a prima vista, sembrerebbe che egli non risponda ai gendarmi, continuando a dormire. Ci provoca un grande stupore l'ultima strofa, poiché dopo averlo nutrito, lo aiuta a scappare. Oppure...
Oppure, il vecchio è morto. Difatti "all'ombra dell'ultimo sole", solitamente inteso come il tramonto, è più poeticamente comprensibile come il tramonto della vita di quell'uomo. Ed ecco che si ritorna a Gesù e l'ultima cena: egli diede da mangiare anche a chi poi lo tradì. Se aveste ancora qualche dubbio su questa similitudine, il vecchio è un pescatore, com'era Gesù stesso (pescatore di uomini, quantomeno). E così, come il Cristo, fa il vecchio, successivamente assassinato.
Perché quel "solco lungo il viso, come una specie di sorriso" altro non è il taglio di una lama sul collo, la cui forma a mezzaluna, partendo dall'alto e tornando all'alto, ricorda (ironia?) proprio un sorriso.
Ecco QUI il link per la canzone.
venerdì 18 gennaio 2013
Il gigante e la bambina - Lucio Dalla
Il gigante e la bambina
sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo
camminavano tra i sassi (x3)
il gigante è un giardiniere
la bambina è come un fiore
che gli stringe forte il cuore
con le tenere radici (x3)
e la mano del gigante
su quel petto di creatura
scioglie tutta la paura
è un rifugio di speranza (x3)
del gigante e la bambina
si è saputo nel villaggio
e la rabbia dà il coraggio
di salire fino al bosco (x3)
il gigante e la bambina
li han trovati addormentati
falco e passero abbracciati
come figli del signore (x3)
il gigante adesso è in piedi
con la sua spada d'amore
e piangendo taglia il fiore
prima che sia calpestato (x3)
camminavano tra i sassi
sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo
il gigante e la bambina (x8)
La prima volta che l'ho ascoltata, non mi ha fatto né caldo né freddo. La seconda volta ho cominciato a pensare "Oh... ma è bellissima!".
Sì, perché è una storia d'amore dolce e profonda, un amore tra due così diversi, così opposti: lui forte e sicuro, lei tenera e fragile... Ma anche una storia triste, poichè è una sorta di amore proibito che non viene ben visto dagli altri e che, in qualche modo, finisce male. Il tutto accentuato dalla delicatezza della melodia.
Però c'era un punto che non mi tornava mai, cioè la penultima strofa: il gigante adesso è in piedi / con la sua spada d'amore / e piangendo taglia il fiore / prima che sia calpestato.
Insomma, il fiore dovrebbe essere la bambina, cioè il suo amore: che senso avrebbe dire che "taglia il fiore"? La frase successiva, "prima che sia calpestato", fa pensare che questo "taglio" venga dato per proteggerla, ma da cosa? Vergogna forse? Disonore per quest'amore non ben visto?
Così, curiosa, feci delle ricerche... Non sono sicura al 100% di questa notizia, ma l'ho ritrovata in più fonti: questa canzone non è una storia d'amore, ma narra invece di un pedofilo che, in provincia di Trento, rapì una bambina e la stuprò (forse uccise?).
Ho tentato d'informarmi per scoprire l'autenticità del fatto in questione, ma non sono mai riuscita ad ottenere risposte certe.
Però, a ben pensarci, quel "taglia il fiore" ora assume un vero significato: la uccide. La uccide, forse per impedirle di crescere con il peso di questo evento, macchiata per tutta la vita (anche se mi chiedo: può un pedofilo avere tale elevazione di pensiero, dopo averla macchiata? E mi rispondo: in effetti uccidere una bambina non è poi così elevato).
E come per magia, l'intero testo assume un significato completamente diverso:
1 - il gigante e la bambina, quest'uomo adulto e lei che è effettivamente una bimba;
2 - la rabbia dà il coraggio di salire fino al bosco, poichè si scopre di questo fatto abominevole e quindi l'intero villaggio si mobilita per salvare la bimba;
3 - falco e passero abbracciati, diventa molto più terreno: il passero è nutrimento per il falco, è la sua preda;
E il senso compiuto che assume la penultima strofa, di cui parlavo precedentemente.
Tutto quello che so del fatto è che la canzone se ne discosta un po' sul finale (forse niente morte o stupro sventato?) e che l'avvenimento dovrebbe risalire alla fine degli anni '60.
Insomma, alle sorprese non c'è mai fine, non trovate?
Qualcuno di voi ha altre informazioni al riguardo? Magari sicure al 100%? Sarò ben lieta di correggere la riflessione con i vostri commenti.
Se non l'aveste mai sentita, troverete il link QUI.
P.S. Se il link non funzionasse, avvertitemi in un commento.
sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo
camminavano tra i sassi (x3)
il gigante è un giardiniere
la bambina è come un fiore
che gli stringe forte il cuore
con le tenere radici (x3)
e la mano del gigante
su quel petto di creatura
scioglie tutta la paura
è un rifugio di speranza (x3)
del gigante e la bambina
si è saputo nel villaggio
e la rabbia dà il coraggio
di salire fino al bosco (x3)
il gigante e la bambina
li han trovati addormentati
falco e passero abbracciati
come figli del signore (x3)
il gigante adesso è in piedi
con la sua spada d'amore
e piangendo taglia il fiore
prima che sia calpestato (x3)
camminavano tra i sassi
sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo
il gigante e la bambina (x8)
La prima volta che l'ho ascoltata, non mi ha fatto né caldo né freddo. La seconda volta ho cominciato a pensare "Oh... ma è bellissima!".
Sì, perché è una storia d'amore dolce e profonda, un amore tra due così diversi, così opposti: lui forte e sicuro, lei tenera e fragile... Ma anche una storia triste, poichè è una sorta di amore proibito che non viene ben visto dagli altri e che, in qualche modo, finisce male. Il tutto accentuato dalla delicatezza della melodia.
Però c'era un punto che non mi tornava mai, cioè la penultima strofa: il gigante adesso è in piedi / con la sua spada d'amore / e piangendo taglia il fiore / prima che sia calpestato.
Insomma, il fiore dovrebbe essere la bambina, cioè il suo amore: che senso avrebbe dire che "taglia il fiore"? La frase successiva, "prima che sia calpestato", fa pensare che questo "taglio" venga dato per proteggerla, ma da cosa? Vergogna forse? Disonore per quest'amore non ben visto?
Così, curiosa, feci delle ricerche... Non sono sicura al 100% di questa notizia, ma l'ho ritrovata in più fonti: questa canzone non è una storia d'amore, ma narra invece di un pedofilo che, in provincia di Trento, rapì una bambina e la stuprò (forse uccise?).
Ho tentato d'informarmi per scoprire l'autenticità del fatto in questione, ma non sono mai riuscita ad ottenere risposte certe.
Però, a ben pensarci, quel "taglia il fiore" ora assume un vero significato: la uccide. La uccide, forse per impedirle di crescere con il peso di questo evento, macchiata per tutta la vita (anche se mi chiedo: può un pedofilo avere tale elevazione di pensiero, dopo averla macchiata? E mi rispondo: in effetti uccidere una bambina non è poi così elevato).
E come per magia, l'intero testo assume un significato completamente diverso:
1 - il gigante e la bambina, quest'uomo adulto e lei che è effettivamente una bimba;
2 - la rabbia dà il coraggio di salire fino al bosco, poichè si scopre di questo fatto abominevole e quindi l'intero villaggio si mobilita per salvare la bimba;
3 - falco e passero abbracciati, diventa molto più terreno: il passero è nutrimento per il falco, è la sua preda;
E il senso compiuto che assume la penultima strofa, di cui parlavo precedentemente.
Tutto quello che so del fatto è che la canzone se ne discosta un po' sul finale (forse niente morte o stupro sventato?) e che l'avvenimento dovrebbe risalire alla fine degli anni '60.
Insomma, alle sorprese non c'è mai fine, non trovate?
Qualcuno di voi ha altre informazioni al riguardo? Magari sicure al 100%? Sarò ben lieta di correggere la riflessione con i vostri commenti.
Se non l'aveste mai sentita, troverete il link QUI.
P.S. Se il link non funzionasse, avvertitemi in un commento.
giovedì 17 gennaio 2013
La Ballata dell'Amore Cieco - Fabrizio De Andrè
Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.
Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.
Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.
Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.
Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.
Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l'ultima tua prova sarà la morte.
E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.
tralalalalla tralallaleru
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.
Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.
Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.
Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.
Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.
Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l'ultima tua prova sarà la morte.
E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.
Questo
testo, di Fabrizio De Andrè, lo trovo tanto inquietante quanto eccezionale.
E’ uno dei
miei testi preferiti e credo si spieghi praticamente da solo.
Rappresenta
il solito stile ironico di De Andrè, che spesso ci fa vedere le cose da un
punto di vista diverso.
A parer mio,
qui vi è una doppia avvertenza riguardo, innanzi tutto, l’ingenuità della
persona innamorata e, successivamente, al nulla che rimane a chi non ama e si
prende gioco dell’altro.
Infatti l’uomo
la ama nel modo più totale, tanto da perdere di vista la sua retta via. D’altronde
all’inizio il cantautore recita “un uomo onesto,
un uomo probo”, ma un uomo che uccide
la madre non lo sembrerebbe. Senza poi contare che poi lui si uccide, pur di
dimostrarle quanto la ama. Un modo drastico per dire “ehi, l’amore ti fa andare
in pappa il cervello e ti fa commettere pazzie”. Quando, a pensarci bene, se
qualcuno ti chiede prove talmente pesanti del tuo amore… qualche dubbio sul suo
è legittimo venga.
D’altro
canto, comunque, la donna riesce nel suo sadico intento: un uomo la amava alla
follia, tanto che si è ucciso su suo ordine. Una sensazione probabilmente
esaltante, per qualcuno di così crudele e vanitoso. Ma alla fine, cosa rimane?
Nulla, né fuori né dentro. Solo una grave colpa che non procura più alcun
piacere.
Detto in
modo più delicato, credo si possa riassumere in: innamorato, non lasciarti
comandare troppo; amante che non ama, comportati bene o ne pagherai le
conseguenze.
Questa
canzone merita il doppio ascoltata, per cui, se non la conoscete, ne trovare il
collegamento YouTube QUI.
P.S.
Talvolta capita vengano rimossi video da YouTube. Se il collegamento non
funzionasse, fatemi sapere in un commento.
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